Esercizio degli esercizi

“Gli attori eseguono gli esercizi e quando diventano bravi smettono. Invece gli esercizi bisogna farli sempre, perché prima sono gli attori che fanno gli esercizi, poi sono gli esercizi che fanno gli attori”. Queste parole sono di Gabriele Vacis, uno dei più illuminati e importanti registi italiani.

Condivido questo suo pensiero e ho cercato di metterlo in pratica nel nuovo lavoro che stiamo allestendo con Marzia Trasanna, Angelo Cauda e Marco Mauro. Purtroppo le restrizioni dovute alla pandemia hanno interrotto il cammino intrapreso, ma quando le prove torneranno in presenza lo riprenderemo.

Soprattutto nel teatro amatoriale gli esercizi sono importanti. Servono a scrollarsi di dosso il peso della fatica quotidiana, consentono di entrare meglio nella parte, di lasciarsi avvolgere dallo spirito del personaggio. Gli esercizi sono diversi e ciascuno con uno scopo preciso: rilassamento, gestione dello spazio, interdipendenza sulla scena, prevenzione dell’impallamento, mimica espressiva.

Attraverso gli esercizi si “screma” l’interpretazione grattandole via le sovrastrutture che la quotidianità fatta di stress, lavoro, impegni e quant’altro ci rende cinici, nervosi e talvolta finti, adeguati a stereotipi comportamentali e che quando la sera ci si trova per le prova viziano il comportamento, distolgono l’attore dall’espressione del sentimento che lo rende “vero” e credibile.

Stare in scena significa esprimere un sentimento, Luis Jouvet diceva nelle sue “sept leçon de theatre” che il sentimento precede la battuta, ma se il sentimento è intossicato dal “logorio della vita moderna” con quale credibilità potrà emergere sul palcoscenico?

Solo attraverso un percorso di purificazione che passa per l’esecuzione di esercizi specifici e mirati, l’attore può liberarsi dei lacci e lacciuoli che ne imbrigliano il talento per consentirgli di ritrovare l’autenticità del personaggio e scambiare emozioni col pubblico.