“Il poema – questa esitazione prolungata tra il suono e il senso” scrisse Paul Valery, il grande poeta, scrittore e filosofo francese.
Ma cosa significano queste parole per un attore? Come possiamo interpretarle nella quotidiana azione e reazione che, sul palcoscenico o davanti ad un microfono, sono il mestiere di chi veicola emozioni?
La poesia è efficace quando il testo è comprensibile, quando cioè l’abilità interpretativa dell’attore non sovrasta il significato. In altre parole una poesia (o un testo) è ben recitata quando l’ascoltatore (o lo spettatore) riescono a cogliere il testo e ad interpretarlo secondo i propri codici interiori.
La declamazione enfatica, ricercata, ricca di salti di tono tende a diventare una musica e il fruitore si lascia travolgere da essa accantonando il testo come struttura accessoria e non più essenziale del componimento.
Valery dunque chiarisce con quella frase un concetto essenziale: l’interpretazione deve essere asciutta, priva di abbellimenti che snaturano il senso del testo o da esso distraggono l’ascoltatore.
Per fare un esempio di questo principio invito all’ascolto della poesia di Giacomo Leopardi «L’infinito» recitata da Vittorio Gassman (grande interpretazione molto ricca e ricercata sia pur delicata) e Elio Germano (interpretazione più intima, raccolta… asciutta)
Entrambe le interpretazioni sono di altissimo livello (e come potrebbero non esserlo?), ed entrambe a modo loro aiutano l’ascoltatore a cogliere il testo ma nel, pur grandissimo, Gassman c’è un gioco, un’attenzione maggiore alla sonorità e alla forma che potrebbe distrarre, che porta ad un compiacimento estetico del tutto assente nella intensa e vissuta, quasi monotona, versione di Germano che a mio avviso più si avvicina e meglio rende il sentimento che Leopardi voleva trasmettere.
Non è una questione di gusti (personalmente ammiro Gassman e non sono certo all’altezza di criticarlo) ma di attenzione all’offerta del testo all’ascoltatore.
Questo dunque intendo con interpretazione “asciutta”, efficace, che riesce ad esprimere esattamente, secondo me, quello che voleva dire l’autore attraverso la visione di Valery.

