Da poco sono entrato nel circuito di “Invito a cena con delitto”, sono uno degli attori che interpreta un ruolo nelle rappresentazioni che si fanno nei ristoranti dove il pubblico, fra una portata e l’altra, è coinvolto nelle azioni comiche e strampalate che seguono il filo conduttore di una trama poliziesca e alla fine è invitato a proporre la propria soluzione del giallo vincendo, chi scopre la verità, un premio da parte del ristoratore.
Questa esperienza nuova mi ha permesso di riflettere su un aspetto spesso teorizzato e mai realmente affrontato: andare oltre la quarta parete.
La caratteristica di queste esibizioni sta nell’interazione con gli spettatori che sono coinvolti spesso con risvolti divertenti e assolutamente imprevedibili. Qui si apre la diretta conseguenza del varco della quarta parete: l’improvvisazione teatrale.
Lo sanno bene bene i musicisti quanto sia complessa l’improvvisazione che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, è una tecnica che ha le sue regole, i suoi percorsi e i suoi limiti. Reagire alle interazioni degli spettatori, a volte alle loro provocazioni, ai loro stati d’animo o al loro naturale desiderio di partecipare, è un’esperienza difficile, complessa ma estremamente stimolante.
Ogni volta che si entra in scena si “butta il cuore oltre l’ostacolo” e la determinazione, la concentrazione e la percezione dei luoghi, degli spazi, dei volti è assoluta. Non è come sul palcoscenico, dove le luci oscurano il pubblico e allora è più semplice concentrarsi su quanto avviene sul palco… no, in un ristorante, fra i tavoli, l’attore vede i volti degli spettatori, di chi deve emozionare, riceve continui e infiniti feed-back che alzano la tensione e accrescono l’entusiasmo in maniera esponenziale. Si incrociano gli sguardi, si sentono le voci, si “tocca” la tensione, si capisce subito se una battuta è stata detta bene o male dalle reazioni del pubblico.
L’ultimo aspetto estremamente stimolante di questo tipo di esperienze sta nell’interazione diretta, a volte fisica, con gli spettatori che manifestano quasi sempre il desiderio e l’intenzione di partecipare, perché divertirsi è anche questo: condividere un’esperienza piacevole, brillante, sentirsi parte di qualcosa di bello e gli spettatori vogliono sentirsi parte della bellezza. Assecondare e stimolare questo naturale sentimento è una delle soddisfazioni maggiori che un attore possa raggiungere…
…perché teatro è vita!
Scopri “Invito a cena con delitto dell’ispettore Tourbillon“


