Il teatro è fiducia

Non puoi salire sul palcoscenico se non ti fidi di chi c’è con te. Se quando ti rivolgi al controscena non trovi intesa, non leggi complicità nei loro occhi, non hai confidenza con lei, lui, loro difficilmente il risultato sarà soddisfacente.

Uno degli esercizi di laboratorio teatrale che preferisco consiste nel lasciarsi cadere all’indietro o buttarsi in avanti sapendo che qualcuno ti accoglierà, che qualcuno sarà dove deve essere, dove c’è bisogno della sua presenza. È un esercizio che unisce, un esercizio che rafforza il ruolo educativo del teatro, che alimenta la capacità di stare in relazione fra le persone, che migliora l’empatia, che rende più umani e forti.

Ci sono molti esercizi e pratiche teatrali (“ossigeno“, “ala di farfalla”, la “schiera” per citarne alcuni) che puntano a questo scopo e alla fine di una sessione di laboratorio ci si sente meglio, si sta bene e si intensifica quel sentimento di coesione e coordinamento fra le persone.

Questo principio vale anche per le prove (che io preferisco chiamare “progressi“) di uno spettacolo. È infatti fondamentale che tutti partecipino ad ogni incontro: attori, tecnici, assistenti, indipendentemente dal loro coinvolgimento nelle scene oggetto della sessione, perché la coesione, l’intesa, la relazione fra i vari componenti del gruppo si formula giorno dopo giorno, prova dopo prova, sguardo dopo sguardo, contatto dopo contatto.

Il movimento, il gesto, l’azione vengono prima della parola: “il sentimento precede la battuta” diceva Luis Jouvet, e quale sentimento può trovare maggiore efficacia se non quello che nasce in un contesto coeso, ricco di fiducia reciproca e di scambio continuo?

Il teatro è vita!